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I giochi di prestigio di Hera

Pubblichiamo un articolo dell’Associazione Clan-destino che rivela come i dati della raccolta differenziata effettuata da Hera siano gonfiati.Movimento Consumatori si propone di chiedere  conto ad Hera  di quanto sta uccedendo.

Così Michela Nanni: “Nel 2005 la raccolta differenziata nella provincia di Forlì-Cesena era pari a circa al 25% con una produzione di 256 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani, come in varie altre parti d’Italia. A Forlì e in altri Comuni il ragionamento è stato: se aumentiamo la produzione dei rifiuti possiamo aumentare la percentuale di raccolta differenziata.”.

Continua Nanni: “Come fare ad aumentare i rifiuti urbani? La risposta è stata semplice, è bastato constatare che accanto ai rifiuti urbani prodotti dalle famiglie e dai negozi (256 mila tonnellate) c’era una montagna ben più consistente di rifiuti, o scarti di produzione prodotti dalle industrie (ben 800 mila tonnellate), di cui l’80% già mandato a recupero e definiti dalla normativa rifiuti speciali”.

“Da qui l’idea: basta “trasferire” i rifiuti speciali nei rifiuti urbani. Le prove generali di questa manovra, a dire la verità, erano cominciate già da prima, nel 2004-2005. In questi due anni, infatti, già alcune decine di migliaia di tonnellate erano state spostate dal circuito dei rifiuti speciali in quello dei rifiuti urbani (macerie delle demolizioni di case, potature della manutenzione dei parchi cittadini e un po’ di rifiuti industriali). Visto che la cosa funzionava per aumentare le percentuali e che praticamente nessuno si era accorto “della magia”, si è deciso di procedere in modo massiccio”.

E’ duro l’attacco: “Così nei successivi 3 anni sono state spostate almeno 50 mila tonnellate di rifiuti speciali, che già andavano per la maggior parte a riciclaggio, nei rifiuti urbani, facendo schizzare la percentuale di raccolta differenziata dal 25% al 43%, grazie anche all’aiuto di Ato che pare abbia deliberato che la quasi totalità dei rifiuti speciali possano essere “assimilati”, cioè spostati e, soprattutto, conteggiati nei rifiuti urbani. Ad oggi i rifiuti speciali “trasferiti” nei rifiuti urbani, che permettono di far apparire alte le percentuali di raccolta differenziata, si possono conteggiare in almeno il 35% del quantitativo totale di rifiuti dichiarato urbano, cioè più di 100 mila tonnellate annue”.

Continua la denuncia: “Nelle dichiarazioni e negli articoli di giornale Hera afferma che sono aumentate, improvvisamente, le percentuali di raccolta differenziata (senza però nessun dato merceologico a sostegno), ma contestualmente sono lievitati anche i kg di rifiuto procapite prodotto annualmente. Il tutto in totale disaccordo con gli obiettivi di riduzione di produzione dei rifiuti imposti dalla Comunità Europea e previsti dagli strumenti di pianificazione e di legge.

Questo meccanismo si è visto soprattutto in alcuni comuni come Forlì (da 767 Kg procapite nel 2005 a 847 kg nel 2008), Cesena (da 602 kg a 722 kg), Bertinoro (da 514 kg a 964 kg), Longiano (da 571 kg a 1605 kg), Rocca S. Casciano (da 594 kg a 1194 kg)”.

Così Nanni: “Emblematico è il caso di Bertinoro. Appena il sindaco ha dichiarato che avrebbe seguito l’esempio di Forlimpopoli introducendo il porta a porta, improvvisamente la raccolta differenziata ha fatto un prodigioso balzo in avanti passando dal 20,4% del 2006 al 53,9% del 2008, facendo gridare ad Hera che non era necessario introdurre il porta a porta. Peccato che i rifiuti nel frattempo siano quasi raddoppiati ed in particolare che quelli da smaltire in discarica o inceneritore siano passati da 428 Kg a testa a 444 kg, segno evidente che l’operazione è solo di immagine, perché non ha inciso minimamente sui reali rifiuti urbani, ma è solo il frutto di un trasferimento di rifiuti speciali fra quelli urbani”.

Inoltre “Stessi identici miracoli di lievitazione delle percentuali di raccolta differenziata sono avvenuti sia nei quartieri di Ca’ Ossi a Forlì e di Cesuola a Cesena, dopo aver applicato il sistema di raccolta di prossimità (abbandonato in moltissimi Comuni italiani perché di limitata efficacia).

Sembra quasi spontaneo pensare che queste improvvise performance di Bertinoro, Ca’Ossi, Cesuola altro non siano che manovre di boicottaggio del gestore dei rifiuti per bloccare l’espandersi del porta a porta da Forlimpopoli verso i Comuni limitrofi”.

Il dato di Ca’ Ossi: “Infatti a ben guardare, il tanto sbandierato risultato del 60% di resa nella raccolta di prossimità di Cà Ossi non è poi così tanto chiaro, perché se togliamo i rifiuti industriali la raccolta differenziata di quel quartiere si ferma a un ben più modesto 44% con oltre 310 Kg a testa di rifiuti inviati a discarica o inceneritore, un risultato ben diverso da quello di Forlimpopoli dove la raccolta porta a porta, sempre tolto il rifiuto industriale, supera il 72% e i Kg mandati a discarica o incenerimento non raggiungono i 150 Kg a testa”

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Il termovalorizzatore di Forlì

Il 29 settembre scorso   si è verificato un incendio  nel termovalorizzatore di Modena gestito da Hera. Quante diossine saranno state disperse nell’aria? Cosa avranno respirato gli abitanti di Modena?Anche a Forlì abbiamo un termovalorizzatore di recente costruzione. In attesa di sapere da Hera – a cui abbiamo rivolto la domanda – quali sono le procedure  previste per gestire un’emergenza come quella appena accaduta a pochi chilometri da noi, riteniamo utile proporvi un interessantissimo video girato da Movimento Impatto Zero  sul  funzionamento del nostro termovalorizzatore.

Immagine anteprima YouTube

A maggio anche Movimento Consumatori ha accompagnato alcuni soci a visitare l’impianto. In quell’occasione ci siamo chiesti  perchè si continua ad investire nella costruzione di questo genere di impianti – pericolosi per la salute dei cittadini -  e non si decide di investire invece in centri di recupero  dei rifiuti come si fa in altre regioni d’Italia.Una risposta ce l’abbiamo, a dire il vero, ma quello su cui vorremmo farvi riflettere è l’affermazione del tecnico nel video: solo il PM10 è trattenuto dal sistema di “filtraggio” dell’impianto, nulla si può fare per le nanoparticelle che sono invisibili….

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Indennità di disagio per l’inceneritore di Hera

Indennità di disagio per  la costruzione dell’inceneritore: la proposta del Sindaco fa discutere. Se troverà attuazione  toccherà alle associazioni dei consumatori controllare le tariffe per sincerarsi che Hera non dia con una mano e tolga con l’altra. Pubblichiamo di seguito il Comunicato stampa della Lista civica DestinAzione Forlì che sottoscriviamo in tutti i suoi punti.

“Dopo le affermazioni in consiglio comunale del Sindaco Balzani, riportate in grande evidenza sulla stampa locale, la lista civica DestinAzione Forlì ritiene opportuno evidenziare alcuni concetti fondamentali.

Crediamo che Balzani con questo gesto abbia voluto semplicemente proporre un’azione coercitiva su Hera riconoscendo la pericolosità degli inceneritori, gesto con il quale riteniamo si differenzi dai suoi predecessori e dalla amministrazione provinciale.

Non vorremmo che quanto proposto, tuttavia, offrisse al gestore del servizio l’alibi per continuare ad operare avvelenando l’aria e le persone “a norma di legge”, perché “tanto basta risarcire qualcosa”.

Vogliamo con forza riaffermare che certi beni non sono in vendita, perché nessun risarcimento può ripagare la qualità dell’aria che respiriamo.
Non erano in vendita le vite di tante persone che ognuno di noi ha conosciuto, anche giovani, morte di tumore; non sono in vendita quelle di chi affolla l’Hospice di cure palliative di Forlimpopoli e dell’IRST di Meldola e non sono in vendita neppure le nostre.

Sicuramente non tutto è imputabile agli inceneritori, ma certo questa è una delle minacce più subdole perché non troviamo indicazioni come sulle etichette dei prodotti alimentari ed in base alle quali possiamo scegliere se acquistarli o meno; in questo caso le emissioni sono invisibili e spesso inodori, le molecole emesse sono incontrollabili e di innumerevoli varietà, le verifiche pubbliche da parte degli enti preposti sono probabilmente scarse se non inesistenti.

Ricordando le dichiarazioni di Scarponi sulle centraline di controllo oramai obsolete, ci piacerebbe che Balzani pretendesse che ARPA fosse dotata di strumenti efficienti per  monitorare le emissioni e che un funzionario a rotazione sovrintendesse ai rilevamenti. Altra aspettativa della Lista Civica DestinAzione Forlì è che venga istituita una “Commissione di Cittadini” che possa vigilare sul modo in cui vengono smaltiti i prodotti della raccolta differenziata; e soprattutto che possa verificare se i materiali vengono effettivamente riciclati.

Siamo tutti favorevoli a risparmiare qualche euro sulla bolletta, non però in cambio della nostra salute.
Per questi motivi confidiamo inoltre che il nostro Sindaco riuscirà a non perdere di vista il vero fulcro della questione che è quello di dare ai cittadini un benessere vero che vada al di là di una mera agevolazione economica”.

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Teleriscaldamento o teleimbonimento?

Ringraziamo ancora una volta il MIZ di Cesena per il post che pubblichiamo relativo al telersicaldamento.

“Leggete prima per cortesia questo articolo per capire cosa sta bollendo nella pentola di Hera a Forlì. Non è una novità che le multi-utility da tempo propongano e sponsorizzino le virtù taumaturgiche di un sistema che punta ad unire il risparmio energetico con la tutela ambientale, questo sistema si chiama Teleriscaldamento (TLR). Fausto Ferraresi, direttore della divisione Teleriscaldamento di Hera, ha recentemente dichiarato l’esistenza di nuove strategie per ampliare il teleriscaldamento nella città di Forlì, coinvolgendo la zona del Ronco a nord di Forlimpopoli.

E’ bene capire come si muovono queste ex-municipalizzate, oggi divenute grandi s.p.a. e quotate alla borsa valori, da queste aziende infatti può dipendere non poco delle nostre esistenze: elettricità, riscaldamento, acqua, gestione rifiuti ed anche telecomunicazioni. L’ultima occasione d’oro per rinverdire i loro portafogli (in tutti i sensi) è rappresentata dal teleriscaldamento, da sempre benedetto presso talune associazioni ambientaliste come la panacea del risparmio energetico e del vantaggio ecologico per eccellenza.

Questo è parzialmente vero ma non è tutta la verità, per lo meno a Forlì, dove il teleriscaldamento rappresenta una vera manna: si bruciano i rifiuti risparmiando sui costi di discarica ed il risultato è un fiume di acqua calda che scorre nelle viscere della città ed infine giunge al calorifero, riscaldando la casa dell’inquilino di periferia, che può così evitare di consumare l’inquinante (?!?) metano di città. Magari essendo inquilino di periferia il cittadino aveva già installato la sua “vecchia” caldaia a condensazione ad alto rendimento. Per i fautori del teleriscaldamento è comunque un progresso enorme: un sistema pratico, ecologico, economico, efficente, sostenibile. Ma per chi ?

Partiamo dal risparmio economico
Il cittadino con il teleriscaldamento non risparmia quasi nulla, perché ci sono delle tariffe base nazionali per le unità calore, che lo parificano di fatto al metano. Per lo Stato sono fondamentali le entrate fiscali sui carburanti, ed il maggiore utile se lo intasca l’azienda a discapito dello stato. Inoltre, con l’allaccio al teleriscaldamento e rimozione della “inutile caldaia” si può dire addio a qualsiasi pratica realmente sostenibile, come l’installazione di pannelli solari per l’acqua calda. In alcuni casi se il cittadino ci prova viene addirittura bastonato con richieste di indennizzi.

Si entra di fatto in un circolo di totale dipendenza, e la multi-utility ne gioisce non poco. Non è un mistero che alcune aziende potrebbero pensare di mandare direttamente al “bruciatore” anche rifiuti considerati “difficili”, creando pesanti interrogativi sui prodotti della combustione di questi procedimenti (diossina?), dato che il servizio di teleriscaldamento non può essere interrotto per nessun motivo, specialmente in inverno. E d’estate poi ? dove la domanda di acqua calda è molto minore ma le bocche di fuoco non possono essere sottoalimentate ?

Concludiamo con l’inquinamento ambientale
Anche sul lato dell’inquinamento ambientale ci sono forti dubbi, siamo sicuri che il teleriscaldamento da termo-distruzione dei rifiuti sia meno inquinante di un equivalente bruciatore a metano ? Non solo il dubbio è lecito, ma è stato anche già misurato mettendo a confronto in uno studio del politecnico di Milano tre diversi inceneritori Italiani (Brescia, Milano, Bologna) rispetto a impianti termici equivalenti alimentati a pellet, gasolio e metano. Il risultato è sconcertante, dal punto di vista delle nanoparticelle i termoutilizzatori ne escono con le ossa rotte, dato che le particelle metalliche ultrafini che si formano (e che sono altamente dannose) vengono prodotte ad un ritmo almeno cinque volte superiore rispetto alle controparti a metano, in barba ai costosissimi e complicatissimi sistemi di trattamento fumi necessari per ripulire un combustibile inerentemente sporco e contaminato da metalli pesanti come il rifiuto urbano.

Quindi, se il teleriscaldamento è prodotto da rifiuti rappresenta solamente un pericolo potenziale per i cittadini, poichè gli impianti di generazione non possono essere dislocati fisicamente troppo lontani dall’utilizzatore finale, quindi non sono affatto un passo avanti verso una maggiore sostenibilità. Se prodotto da centrali a gas in cogenerazione hanno un senso esclusivamente per evitare le emissioni delle vetuste caldaie ad olio combustibile, che con una spesa significativamente minore potrebbero essere tutte comunque sostituite con caldaie a condensazione indipendenti, ed in futuro con pannelli solari termici. In ogni caso non rappresentano certamente una via per l’affrancamento dai combustibili fossili, anzi ne incrementano l’utilizzo. Le dispersioni nelle tubazioni infatti disperdono in media il 10% della energia termica trasportata, tanto più quanto le centrali si posizionano lontano dall’utilizzatore. Aggiungiamoci anche che le multi-utility hanno il difettuccio di farci pagare l’acqua calda di scarto come metano equivalente allo stato puro ed il Teleimbonimento è servito.

Buon Teleriscaldamento a tutti.”

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La bufala degli assimilati da Longiano a Rocca S. Casciano

Pubblichiamo questo post di approfondimento  tratto dal blog dell’Associazione ambientalista cesenate Movimento Impatto Zero.

“Da anni ripetiamo questo concetto basilare: Le percentuali di raccolta differenziata con un sistema tradizionale non rappresentano in se’ alcun indice di gestione virtuosa dei rifiuti nel territorio.

Differenziare significa solo separare i rifiuti in maniera che il gestore contabilizzi i materiali sommando flussi separati. Ciò non è di per se indice che questi materiali siano effettivamente riciclati oppure no. Ovvio che una corretta differenziazione è una “condicio sine qua non“, senza la quale l’unica alternativa è una energeticamente costosa (se non impossibile) separazione meccanica, però non è sufficiente. Avere dati affidabili sulla raccolta differenziata è relativamente facile, avere dati affidabili sull’effettivo riciclo è quasi impossibile, dati i mille rivoli in cui i materiali si perdono, palleggiati fra consorzi, cartiere, aziende…

Un caso emblematico per comprendere come una elevata crescita della RD non si accompagni ad un effettivo aumento del riciclo (e quindi anche una riduzione dello smaltimento in discarica) è dato dal caso delle due piccole cittadine Romagnole di Longiano e Rocca S.Casciano. Nel 2005 la raccolta differenziata a Longiano era valutata ad appena il 6,24%, come si può evincere dallo stralcio dei dati aggregati dei MUD di ATO8:

Pochi anni dopo, con l’avvento delle ristrutturazioni compiute da Hera, si è balzati ad un incredibile 60% già fin dai dati consultivi del 2007. Un salto simile è avvenuto anche a Rocca S.Casciano come si evince dal grafico sottostante:

Cosa è successo ? Davvero Hera è stata così brava nel suo piano industriale da decuplicare la raccolta differenziata presso i cittadini in pochissimi anni ?

Certamente no, nel grafico sopra vengono mostrati in blu i risultati comunicati dal gestore, mentre in rosso vengono mostrati i dati di raccolta differenziata depurati dalla componente di assimilati e di sgravi in tariffa.

Gli assimilati sono rifiuti prodotti dalle aziende (che prima erano considerati speciali) per i quali è ammesso il conferimento diretto nel circuito della raccolta cittadina. Gli sgravi in tariffa sono autodichiarazioni di smaltimento dei rifiuti delle aziende stesse che, pur non passando più il materiale al gestore dei rifiuti, vengono contabilizzati come se fossero raccolta differenziata, previo riconoscimento di uno sconto nella tariffa che le aziende avrebbero dovuto pagare al gestore se avessero usufruito del servizio (questa mancata tariffa è in realtà pagata dai cittadini al posto delle aziende sgravate).

I motivi degli incrementi abnormi nella raccolta differenziata sia di Longiano che di Rocca S.Casciano sono da attribuirsi alla relativa alta incidenza di alcune grosse aziende che sono entrate da poco nel “circolo” degli assimilati (prima non considerati dal gestore Hera). Ad esempio: “Ginestri arredamenti” di Rocca S.Casciano e “COCIF” di Longiano, tanto per fare due nomi. Producono molto materiale da smaltire, e con i loro volumi offuscano completamente le statistiche di raccolta reale dei cittadini. Continue reading La bufala degli assimilati da Longiano a Rocca S. Casciano…

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Hera replica a Capacci, noi replichiamo a Hera

Come immaginavamo, la replica di Hera all’attacco di Capacci non si è fatta attendere.

L’azienda, per mezzo del suo Ufficio stampa, si dice infatti stupita che l’Assessore all’Ambiente del Comune di Forlì  -  che è solitamente attento nelle sue analisi -  non abbia letto fino in fondo il Documento che contesta (Il Bilancio di sostenibilità 2008 n.d.r.).Se lo avesse fatto – riferisce Hera – si sarebbe infatti accorto che ammonta al 37% il dato dei rifiuti gestiti direttamente da Hera, mentre ammonta al 42% il dato dei quantitativi classificati dalle Autorità competenti come dato complessivo della raccolta differenziata sul territorio,  dato che comprende  anche i rifiuti differenziati raccolti da terzi o direttamente dai Comuni.
Hera prosegue:

“I nostri dati sono pertanto corretti e in particolare il 42% è determinato sulla base della normativa vigente.Hera è dunque obbligata a tenere conto di tale aspetto nel trasmettere i dati alle Autorità di controllo che annualmente li certificano e pubblicano, coerentemente con il principio che la raccolta differenziata non è un dato del Gestore, ma è un dato che rappresenta l’obiettivo e il risultato ambientale di un intero territorio”.

Quello che ci sentiamo di affermare come Movimento che rappresenta i consumatori  e i cittadini  – che alla raccolta differenziata partecipano attivamente separando i rifiuti con grande impegno  – è che abbiamo diritto  ad una informazione trasparente, che consenta a tutti di leggere  e capire i dati della raccolta dei rifiuti  nel nostro territorio.

Se è vero – come afferma Hera – che un osservatore attento come l’Assessore all’Ambiente si è lasciato “ingannare”dal Documento, forse c’è un problema  nella modalità di comunicazione dei dati.

Se si capisce male, spesso è perché si comunica male. E perché si comunica male?Per incapacità? Non crediamo.La Responsabile Comunicazione di Hera  è persona molto capace, lo sappiamo per esperienza diretta.

Comunicare in modo chiaro è semplice, basta volerlo.Il guaio è che  non si è ancora capito che  i cittadini e i consumatori non sono più quelli di una volta, sono più consapevoli ed attenti, in particolare all’ambiente.Chiedono di più. Occorre tenerne conto se non si vogliono fare brutte figure.

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Bufera su Hera

Giochi di parole a parte, la questione è seria. Dopo l’apertura dell’indagine da parte dell’Authority per verificare se c’é abuso di posizione  dominante da parte di Hera nel settore dell’energia elettrica e del gas, stavolta sono i rifiuti a finire sotto accusa. L’Assessore all’Ambiente del Comune di Forlì accusa Hera di gonfiare i dati della raccolta differenziata. Proprio ieri, giorno in cui la multiutility ha presentato a Bologna  il “Bilancio di sostenibilità 2008″, Capacci è passato all’attacco.

L’Assessore si è spulciato i numeri del Documento  e ha dichiarato:

“Ho subito notato che la produzione totale di rifiuti della provincia di Forlì è riportata in 269.300 tonnellate e non 303.425 come la HERA SOT locale ha comunicato ai comuni e ai giornali. Il motivo di tale differenza mi è noto, ed è dovuto ai cosiddetti “sgravi” ovvero a rifiuti speciali che il produttore smaltisce per conto proprio e che quindi HERA nemmeno vede ma che “butta su” nella propria raccolta differenziata per implementarne la percentuale. Per la precisione permane ancora una differenza di 400 tonnellate, ma è una piccola discrepanza”.

E ancora:

“A pagina 206 è riportato che la percentuale di raccolta differenziata nel territorio regionale gestito da HERA è del 42,4%, ma visti i valori assoluti sempre pubblicati nella medesima pagina, ho avuto l’impressione che la percentuale “non tornasse”, conoscendo il totale del rifiuto raccolto da HERA in regione  e conoscendo i quantitativi della raccolta differenziata, la percentuale  risulta il 37,7% e non del 42,4% come invece dichiara HERA nel suo “Bilancio”, non si porta nessuna giustificazione dell’aumento 4,7% fra quanto risulta dal calcolo e quanto dichiarato”.

L’Assessore conclude dicendosi allibito per una  simile e grossolana contraddizione contenuta in un Documento importante quale il “Bilancio di sostenibilità”  e sostiene che i Comuni fanno fatica a svolgere una seria programmazione ambientale in tema di rifiuti coi dati che vengono loro forniti dai gestori del servizio.

Attendiamo la risposta di Hera all’accusa mossa da Capacci.

Non mancheremo di aggiornarvi.

Foto tratta da Romagnaoggi 21.05.09

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Indagine dell’Antitrust su Hera

L’Antitrust avvia un’istruttoria nei confronti di Hera per abuso di posizione dominante nei settori della distribuzione del gas e dell’energia elettrica. L’Authority per la concorrenza mette nel mirino la multiutility e le sue societa’ operative territoriali di Bologna, Ferrara, Modena, Forli’-Cesena, Ravenna, Rimini e Imola-Faenza, per verificare se abbiano abusato della loro posizione dominante “attraverso comportamenti idonei ad ostacolare la capacita’ concorrenziale”.

I provvedimenti sono stati notificati oggi (il 13 maggio n.d.r.) nel corso di alcune ispezioni condotte in collaborazione con le unita’ speciali della Guardia di Finanza, secondo quanto riporta l’Agenzia Dire. Tutto e’ cominciato con una segnalazione inviata all’Antitrust ad ottobre dello scorso anno dalla societa’ Sorgenia, controllata, attraverso Cir, dalla famiglia De Benedetti, che ne detiene il 68% circa del capitale sociale. Le rimanenti quote sono di proprieta’ di Verbund A.G., il maggior produttore e distributore di energia elettrica in Austria, nonche’ uno dei maggiori produttori europei da fonte idroelettrica.

Il fatturato consolidato realizzato da Sorgenia nel 2008 e’ stato pari a 2,43 miliardi di euro (contro i 3,7 di Hera). La segnalazione e’ stata integrata il 3 febbraio, 7 e 10 aprile 2009. Sorgenia accusa la concorrente emiliano-romagnola di aver frapposto mille ostacoli al passaggio dei clienti da un operatore all’altro.

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Emergenza rifiuti

No, non stiamo parlando di quanto è successo in Campania circa un anno fa, ma di quel che accade ogni giorno in Italia (e dunque anche a Forlì).
Viviamo in uno stato di emergenza e non ce ne rendiamo conto.
Perché? Perché i rifiuti non li vediamo accatastati nelle strade, sui marciapiedi come a Napoli quando successe quel che successe, ma sono gestiti qui da noi in modo – diciamo – efficiente.Come si sa, occhio non vede e cuore non duole.
La visita che sabato 9 maggio Movimento Consumatori di Forlì ha organizzato portando un gruppo di cittadini a vedere  di persona il nuovo inceneritore e la piattaforma ecologica di Via Grigioni ci ha aperto gli occhi.
Produciamo una quantità impressionante di rifiuti di cui una parte va recuperata attraverso la raccolta differenziata, ma una parte ancora consistente viene bruciata.
Sì, perché la parte che non viene riciclata entra nella bocca dell’inceneritore (oggi chiamato termovalorizzatore ma il termine non esiste nella normativa italiana ed europea) che ingoia fina a 120.000 tonnellate di rifiuti al giorno.
I rifiuti sono aumentati in modo clamoroso in questi anni soprattutto perchè sono aumentati gli imballaggi delle merci.
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L’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua

Mercoledì 1 aprile la trasmissione Exit della rete televisiva La7, condotta da Ilaria D’Amico, si è occupata del bene più prezioso per tutti noi: l’acqua. Nel 1994 la legge Galli ha consentito l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua. Guarda subito la video inchiesta: mostra come ciò sia avvenuto e che tipo di conseguenza abbia avuto. In molti casi la gestione privata dell’acqua non è andata a beneficio del cittadino.

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