Chi di noi non l’ha già fatto, lo farà sicuramente in questi ultimi giorni che ci separano da Natale: entrare in un negozio specializzato o in un ipermercato per accaparrarsi almeno un giocattolo da far trovare sotto l’albero addobbato a festa a figli o nipoti. Ma sappiamo veramente cosa diamo in mano ai nostri bambini quando regaliamo loro un giocattolo?
Purtroppo no. Aziende poco serie e assenza pressoché totale di controlli (e sanzioni) fanno sì che si trovino in circolazione giochi non sicuri di cui il consumatore è del tutto ignaro.Da una recentissima indagine di Altroconsumo, che ha effettuato una serie di test su giocattoli presenti sugli scaffali di negozi, ipermercati, supermercati e bancarelle italiane, emerge che ben 19 su 34 risultano pericolosi, vale a dire 2 su 3.Sia ben chiaro, i giochi in questione non presentano vizi di forma (marchio europeo CE non corretto, generalità del produttore sostituite da un indirizzo web, etichetta non leggibile, ecc.), ma difetti veri e propri che comportano, per esempio, il distacco di piccoli pezzi che possono essere ingeriti o inalati dai bambini.
Ma chi deve preoccuparsi di garantire la sicurezza dei giochi messi in commercio in Italia?
Innanzitutto chi quei prodotti li produce, ma non solo.A livello europeo esiste un sistema di allerta chiamato Rapex istituito proprio per segnalare prodotti pericolosi presenti nel mercato comunitario, ma purtroppo pochissime segnalazioni pervengono riguardo i prodotti che si trovano nel mercato italiano e sicuramente non perché questi ultimi siano sicuri.Non solo, anche a segnalazione fatta, il ritiro della merce non è garantito.
Tutti dovrebbero fare la propria parte a tutela della sicurezza dei nostri figli: imprese, importatori, negozianti, governi attraverso il Ministero preposto (quello dello Sviluppo economico), autorità doganali. Parliamo di importatori e di autorità doganali perché quasi il 90% dei giocattoli venduti in Europa è prodotto in Cina dove le condizioni di lavoro sono inaccettabili dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori e del salario corrisposto.Per cercare di porre un argine a fenomeni di vero e proprio e sfruttamento dei lavoratori asiatici, 4 anni fa l’ICTI, il consiglio internazionale delle industrie dei giocattoli, ha avviato un programma di monitoraggio della produzione, denominato ICTI Care, che si prefigge di garantire, attraverso ispezioni ai fornitori di Cina, Macao e Hong Kong, il rispetto dei diritti di base dei lavoratori. Le industrie europee e americane aderenti si impegnano ad acquistare i giocattoli solo dalle fabbriche asiatiche certificate ICTI Care, ma questo tipo di certificazione presenta molte criticità e così le fabbriche certificate, anche se sono sulla strada di un lento miglioramento, non offrono ancora garanzie sufficienti del rispetto dei diritti dei lavoratori. Le multinazionali occidentali dovrebbero avere il coraggio di assumersi maggiori responsabilità, pagando per esempio prezzi ragionevoli ai fornitori:ora invece gli stessi costi della certificazione ricadono sulle imprese asiatiche, già costrette a tenere i prezzi bassissimi.
Tra le aziende che hanno aderito a ICTI Care, con tutti i limiti riferiti, ci sono le filiali italiane di Ravensburger, Zapf e Hasbro, ma a breve anche Artsana, proprietaria dei marchi Prénatal e Chicco aderirà.Tutt’altro discorso è da riservare ai prodotti del Commercio equo e solidale. Altromercato vende giocattoli con il marchio Fairtrade provenienti da produttori etici: I prodotti sono di solito costruiti con materiali locali, rispettando l’ambiente e sono realizzati da fasce della popolazione che altrimenti rimarrebbero ai margini della vita sociale ed economica dei loro paesi (donne o ragazzi senza istruzione), ma soprattutto sono pagati ad un prezzo equo e lavorano in condizioni di sicurezza.Certo, non si tratta di giochi pubblicizzati in TV, quindi sicuramente eserciteranno un potere di attrattiva inferiore sui nostri figli (si va da pupazzi e burattini a copricapi o altro da utilizzare per travestimenti, da strumenti musicali a puzzle) ma si tratta di giochi in grado di stimolare la creatività dei nostri figli invece di mortificarla come fanno i giochi reclamizzati e maggiormente venduti.Questo e nient’altro spiega perchè nel giro di pochi giorni i nostri figli li accantonano e rivolgono loro uno sguardo annoiato.
Ricordiamoci poi un’ultima cosa: non è obbligatorio regalare giochi a Natale: il più bel regalo da fare ai nostri figli (non solo a Natale) è del tempo da dedicar loro, magari leggendo insieme un bel libro per sognare un pò.