Posts Tagged ‘Acqua’

Non ce la danno a bere

Questo è il titolo dell’incontro pubblico che si terrà sabato 28 novembre nella Sala S. Caterina in via Romanello da Forlì alle ore 16,00, penultimo degli eventi ideati ed organizzati dalle Associazioni Clan Destino, Movimento Consumatori, Movimento Impatto Zero e dalla cooperativa sociale Ecosphera in occasione della prima edizione ufficiale della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti.

E’ sicura? Perché ha un odore strano? Un filtro domestico può aiutare? O posso berla in tutta tranquillità? Tanti sono i timori, i dubbi che i consumatori hanno sull’acqua di rubinetto.

Luoghi comuni e scarsa informazione portano spesso a convinzioni errate e a preoccupazioni infondate. E fanno sì che noi italiani siamo tra i maggiori consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Il marketing delle acque minerali è infatti così accattivante e pressante che i nostri acquisti finiscono per essere tutt’altro che razionali, in barba al portafoglio e all’ambiente che è da tutelare tanto quanto la nostra salute.
Oggi è più che mai importante conoscere e difendere questa preziosa e non inesauribile risorsa e far capire ai cittadini il suo valore creando una cultura di rispetto per l’acqua. Per questo abbiamo voluto organizzare un incontro pubblico di carattere divulgativo che avesse a tema proprio questo argomento e abbiamo invitato dei tecnici che ci aiutino a saperne e a capirne di più toccando, nelle loro relazioni, vari punti: qualità effettiva dell’acqua e qualità percepita, normativa nazionale e regionale in materia di acque potabili, sistemi domestici di depurazione, captazione e controlli effettuati dagli organi competenti, parametri da tenere in considerazione per capire le caratteristiche di un’acqua, impatto ambientale dei nostri acquisti di acqua in bottiglia. I tecnici saranno inoltre a disposizione per rispondere alle vostre domande e ai vostri dubbi.

L’incontro si aprirà con un aperitivo a cura di Altro giardino a base di prodotti biologici del territorio e proseguirà con gli interventi dei seguenti relatori:
Ing. Andrea Cirelli – Authority reg.le per la vigilanza sui servizi idrici e di gestione dei rifiuti.
Ing. Alberto Bellini – Assessore comunale alla qualità ambientale
Dr.ssa Claudia Cortesi – Medico igienista – Servizio Igiene alimenti e Nutrizione ASL Forlì.
Ing Paolo Marani – Membro di A.S.P.O. Italia.
Ing. Luciano Semproli – Membro dell’Associazione Clan-destino onlus.
Degustazioni d’acqua dal WATER BAR appositamente allestito.

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Acqua: basta con le fandonie di chi vuol regalare l’acqua ai privati

In tema di servizio idrico è necessario sgomberare il campo dalle fandonie di chi afferma che, con la recente norma, non si privatizza l’acqua, bensì la gestione della rete.

Questa è una vera e propria “bufala”. – sostengono Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori – Chi capta l’acqua, la distribuisce, la vende e ne incassa i proventi, di fatto, ne è il padrone.

Quindi, il Decreto Ronchi, che ieri ha incassato la fiducia del Governo attua una privatizzazione dell’acqua a tutti gli effetti, con le numerose conseguenze negative che tale misura comporterà, in termini di speculazioni, di aumento delle tariffe e di possibili infiltrazioni malavitose.

Le esperienze già fatte in questo campo, infatti, hanno registrato risultati tutt’altro che positivi, con aumenti delle tariffe, “bollette pazze” e richieste di aumenti retroattivi.

Di fronte a questa norma inaccettabile, che vuole mettere nelle mani di privati un bene vitale quale l’acqua, le nostre associazioni ribadiscono che sono pronte alla raccolta di firme per un referendum abrogativo.

Il comitato provvisorio organizzato da Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori per tale raccolta di firme ha sede presso la Federconsumatori Nazionale, in Via Palestro, 11 – Roma, email: federconsumatori@federconsumatori.it .

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Il Governo ottiene la fiducia. L’acqua è privatizzata

Mentre la Francia torna indietro ed  il Comune di Parigi (seguito da altri) rimunicipalizza l’acqua, noi dopo 25 anni dall’esperimento fallimentare francese la privatizziamo.

Sì perché questo è accaduto ieri in Italia.Ciò significa che i Comuni – come scrive l’associazione ambientalista Movimento Impatto Zero – “verranno obbligati a ridurre la loro quota di partecipazione nelle aziende che hanno in gestione la risorsa idrica fino a meno del 30% entro il 2015. Badate bene, ciò vale per tutti i servizi pubblici locali primari, energia, trasporti pubblici, e soprattutto la gestione dei rifiuti urbani (anche se con tempi più dilatati).

Lo spazio politico di manovra dei comuni ne verrà quindi fortemente ridimensionato, lasciando ai privati l’onere di gestire le risorse del territorio con principi che dipenderanno prevalentemente da considerazioni di carattere economico e non più dalla consapevole scelta dei cittadini di amministratori che rendono conto del loro operato agli elettori”.

“Una multinazionale non ha alcun interesse reale nel migliorare l’efficienza della rete, mentre ha forti interessi nel salvaguardare il proprio margine di impresa. Pertanto, avrà interesse che si consumi più acqua possibile (o trattare più rifiuti possibile), non certo a tappare i buchi della rete o ridurre gli sprechi, poiché sa che può sempre riversare i costi sulle tariffe dei cittadini pur di mantenere inalterati i suoi profitti”. Le associazioni dei consumatori prevedono aumenti tra il 30 e il 40% .

Intanto dalle colonne di Repubblica il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani tuona: “Ancora una volta, viene meno la collaborazione e il rispetto delle competenze regionali.Appena il decreto verrà approvato, la Regione Emilia Romagna valuterà tutti i profili costituzionali per decidere quale iniziativa assumere”. Secondo il governatore dell’Emilia Romagna, infatti, “siamo di fronte a una forzatura che non convince nel metodo. La prossima settimana assumeremo una posizione nell’ambito della Conferenza delle Regioni”.

Leggi il grido di dolore lanciato da Padre Alex Zanotelli il 12 novembre scorso in una lettera inviata al Corriere del Mezzogiorno.

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Online le analisi della nostra acqua

Finalmente, dopo 6 mesi dalla nostra prima richiesta inoltrata alla ASL, sono online i risultati delle analisi dell’ acqua potabile di Forlì e dei Comuni limitrofi.

D’ora in poi il cittadino potrà visionare nel sito della ASL, sezione Dipartimento di Sanità pubblica, i dati relativi alla qualità dell’acqua aggiornati periodicamente. Attraverso le pagine web dedicate  alle acque potabili è altresì possibile conoscere  il piano di monitoraggio delle acque previsto dall’azienda sanitaria locale e un approfondimento ai dati pubblicati.

Una ragione in più, d’ora in poi, per tornare a fidarsi dell’acqua di rubinetto, risparmiare e, nel contempo, tutelare l’ambiente.

Diventando soprattutto consapevoli che il mercato dell’acqua minerale è  un mercato molto remunerativo (un litro di acqua minerale costa circa  quanto 1000 litri di acqua del rubinetto) derivante da un “bisogno indotto”, sostenuto dall’incessante pubblicità, che conferisce proprietà quasi miracolose alla costosissima acqua imbottigliata. All’acqua minerale sono di volta in volta attribuite particolari proprietà nutritive o terapeutiche che l’acqua del rubinetto non dovrebbe possedere.

In realtà l’acqua di rubinetto è strettamente controllata (la legge prevede controlli molto severi) e spesso l’acqua che viene distribuita negli acquedotti cittadini è di ottima qualità, anche superiore a quella delle acque in bottiglia. Non sono necessari neanche i tanto pubblicizzati sistemi di filtraggio che spesso peggiorano la qualità dell’acqua, se non viene effettuata una manutenzione molto accurata e cambiati regolarmente i filtri che rischiano di diventare un vero e proprio ricettacolo di batteri.

La legge italiana impone per l’acqua potabile da rubinetto controlli a frequenza pressoché quotidiana, con limiti molto più stringenti e su un numero di parametri molto più alto di quelli previsti per le acque in bottiglia.

La principale voce di costo nel prezzo dell’acqua è quello del trasporto,  e come nel caso degli acquedotti, anche per quelle minerali ha poco senso dal punto di vista logistico   il trasporto a centinaia di chilometri dal luogo del consumo.

Vogliamo cominciare da subito ad evitare spese inutili e dai costi ambientali troppo alti?

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Comunicato Stampa

da Romagna Oggi

da Romagna Oggi

Movimento Consumatori di Forlì ha appreso della interrogazione presentata dal coordinatore provinciale del PdL e consigliere comunale Antonio Nervegna circa l’ “acqua al cloro” di Vecchiazzano.

L’Associazione, anche a seguito della vicenda della contaminazione da cloruro di vinile monomero verificatasi ad ottobre in una falda di superficie nella zona della Pandolfa destando allarme nella cittadinanza, sta conducendo una non facile battaglia per ottenere che i dati relativi alle analisi compiute sui campioni d’acqua prelevati dalla AUSL siano resi pubblici sul sito web dell’azienda sanitaria locale.

E’ infatti un diritto del cittadino conoscere la qualità dell’acqua che utilizza e paga. Non solo, l’Associazione, che si prefigge di tutelare i diritti dei consumatori anche attraverso azioni di pressione sui vari attori del sistema economico e sociale, intende operare al fine di permettere a tutti la possibilità di effettuare scelte di consumo consapevoli e rispettose dell’ambiente.

In particolare, conoscere i dati dell’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case consentirebbe al consumatore di effettuare comparazioni con le acque minerali in commercio e, in tempi di crisi come quelli attuali, di risparmiare evitando – volendo -  l’acquisto di acque in bottiglia e di sistemi filtranti costosi che stanno proliferando nel mercato a causa della scarsa fiducia riposta nell’acqua del nostro acquedotto.

Movimento Consumatori sta facendo pressione sul Servizio di Igiene pubblica dell’AUSL di Forlì al fine di ottenere a breve l’inserimento dei dati dei prelievi nel proprio sito web, così come fanno da tempo altre aziende sanitarie locali.

Nella battaglia che l’Associazione sta portando avanti siamo felici di poter essere affiancati da tutti coloro che hanno a cuore la tutela del diritto dei cittadini e consumatori ad un’ “acqua più trasparente”.

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L’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua

Mercoledì 1 aprile la trasmissione Exit della rete televisiva La7, condotta da Ilaria D’Amico, si è occupata del bene più prezioso per tutti noi: l’acqua. Nel 1994 la legge Galli ha consentito l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua. Guarda subito la video inchiesta: mostra come ciò sia avvenuto e che tipo di conseguenza abbia avuto. In molti casi la gestione privata dell’acqua non è andata a beneficio del cittadino.

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Romagna acque società delle fonti

Alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua pubblichiamo il bel post apparso ieri sul blog dell’Associazione Movimento Impatto Zero di Cesena

Dal 1 Gennaio 2009 una rivoluzione silenziosa è avvenuta nella gestione dell’acqua nel nostro territorio emiliano-romagnolo. In precedenza la gestione dell’acqua era affidata ad Hera per quanto riguarda la rete distributiva e l’emungimento dei pozzi acquiferi, mentre alla società pubblica Romagna Acque era demandato lo sfruttamento della sola risorsa idrica del bacino di Ridracoli.

Con la nascita della società unica “Romagna Acque società delle fonti”, fortemente voluta dai sindaci, la parte degli asset di Hera riferiti alla gestione e produzione della risorsa idrica sono stati scorporati e ceduti interamente a tale società, decisione già presa fin dal lontano 2005. In sostanza, Romagna Acque diventa proprietaria sia dell’acqua di ridracoli che dell’acqua dei pozzi, agendo quindi da ora come fornitore unico verso Hera, che si occuperà solo della distribuzione e della rete idrica, nonchè della tariffazione verso i cittadini.

Continue reading Romagna acque società delle fonti…

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MC Forlì ottiene un importante risultato

Il Direttore di ARPA dr.Franco Scarponi ci ha comunicato ieri che, a seguito del nostro incontro del 23 febbraio scorso,   sta lavorando d’intesa con le AUSL di Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna per pubblicare sui rispettivi siti i dati sulle acque potabili. I dati saranno pubblicati in modo da essere fruibili  da parte di un vasto pubblico.

“L’obiettivo” ci ha detto ” è quello di pubblicare dati per le tre provincie per le quali ARPA Forlì-Cesena esegue le analisi (circa 1000 prelievi al mese)”

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Parliamo ancora di acqua. E’ la volta di ARPA

Su indicazione del Presidente di Hera Forlì-Cesena, andiamo a chiedere i dati sull’acqua potabile ad ARPA. Sono quelli i dati ufficiali, ci ha detto Talamonti. Non ce lo facciamo ripetere due volte. Dopo 15 giorni siamo dal Direttore di ARPA Forlì-Cesena a chiedere lumi.

Dottor Scarponi, perché nel sito di ARPA ci sono molte informazioni sulla qualità dell’aria che respiriamo e nulla sulla qualità dell’acqua che beviamo?

I dati c’erano, se ora non ci sono li ripristineremo.Ma il sito web dà informazioni ad una minoranza di cittadini.

E’ una questione di trasparenza, in ogni caso il sito web dà informazioni ad una parte sempre più estesa della popolazione, a chi non usa Internet – -penso agli anziani – l’informazione la possono dare le Associazioni dei consumatori che li incontrano quasi quotidianamente, ma se neanche noi possiamo accedere ai dati…

Questa mancanza di dati sull’acqua – né Hera né ARPA li mettono a disposizione – unita a ciò che è successo questo autunno riguardo al CVM è veramente inquietante.

I dati li ripristineremo.

Quanto al CVM (cloruro di vinile) anch’io mi sono preoccupato molto quando si è scoperto l’inquinamento di una falda a Forlì, il CVM come si sa, è cancerogeno.

Non le posso fornire dati perché è tutto coperto da segreto istruttorio. E’ in corso un’indagine della polizia giudiziaria per capire di chi è la responsabilità. Posso però dirle che il CVM è stato trovato in una zona circoscritta, in una falda che si trova a circa 30 metri di profondità, la falda da cui si attinge acqua per usi domestici si trova a circa 70 metri. Abbiamo verificato se c’é rischio di percolazione, ma non risulta.

Noi per primi dunque ci siamo preoccupati e abbiamo anche fatto alcune ipotesi che sono al vaglio della polizia. Guardi, le leggi italiane in materia ambientale sono molto restrittive, le basti sapere che tutte le violazioni sono da codice penale, non sono previste sanzioni amministrative

Il problema in Italia non è l’assenza di leggi, ma di controlli purtroppo…

Questa scarsa fiducia nell’acqua del rubinetto spinge un numero sempre maggiore di consumatori ad acquistare sistemi filtranti, caraffe. In questi tempi di crisi è una spesa che si può evitare? Se sì, perché non lo diciamo ai consumatori? E le acque minerali, ha senso che si comprino?

I sistemi filtranti (impianti domestici, caraffe) sono inutili, anzi dannosi. Dopo appena un giorno nei filtri possono annidarsi batteri che vanno a finire direttamente nel nostro bicchiere. Quanto alle acque minerali, il problema maggiore è la plastica delle bottiglie che ha sempre un rilascio. Il vetro sarebbe l’imballaggio più sicuro, se proprio si vuol acquistare acqua minerale.

La nostra acqua sa di cloro, è dura, ma è sicura. Meglio bere un po’ di cloro che i batteri che si annidano nei filtri casalinghi. L’acqua di Forlì è comunque migliorata da quando sono stati chiusi i pozzi. Quanto alla durezza (per durezza si intende la presenza di sali di calcio e di magnesio) è entro l’intervallo consigliato dalla legge (15-50°F).

L’acqua migliore, bisogna saperlo, non è quella totalmente priva di calcio, magnesio, sali minerali in genere. Anzi si tratta di sostanze importanti per il nostro organismo. Occorre che ci siano.

Si comprano acque minerali pensando che siano migliori per il nostro organismo in quanto povere di sali minerali, poi magari si spendono soldi per gli integratori…

Anche questa è una spesa inutile.

In Romagna, come in tutte le zone a vocazione agricola, c’é il problema dei nitrati che derivano da fertilizzanti usati in agricoltura, liquami degli allevamenti animali,perdite da impianti fognari. Come consumatori abbiamo il diritto di essere a conoscenza di che percentuale di nitrati si trova nell’acqua che beviamo.

Certo, ma le percentuali sono nei limiti previsti dalla legge

Perché, dottor Scarponi, ci sono ancora tubature in cemento amianto da noi?

Il cemento amianto a suo tempo è stato una grande invenzione, costava poco ed era molto resistente. Dunque è stato molto utilizzato in passato per la realizzazione di lastre di copertura, tubi, cisterne, coibentazioni termiche e acustiche. Non si sapeva ovviamente che era pericoloso e comunque lo è se danneggiato e le fibre vengono inalate. Nell’acqua non c’é questo problema, c’è piuttosto un problema di sicurezza dei lavoratori quando vanno ad intervenire sulle tubature rotte. Devono proteggersi in modo adeguato. E ‘ bene andare gradualmente verso una loro sostituzione per questo motivo, ma non c’è alcun pericolo per chi utilizza l’acqua che attraversa quelle tubature.

Sia Talamonti che Scarponi hanno cercato di rassicurarci sulla  bontà della nostra acqua.

Attendiamo ora che i dati relativi all’acqua che entra nelle nostre case e che paghiamo (profumatamente) appaiano nel sito di ARPA e siano accessibili ai consumatori.

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Intervista al Presidente di Hera

E’ un giovedì, giornata di blocco del traffico qui in Emilia Romagna. Prendo dunque l’autobus che da Forlì porta a Cesena felice di esser costretta per una volta da altri a fare una scelta che riduce, come si dice, la mia impronta ambientale sul pianeta. Destinazione:Hera, la multiutility che gestisce acqua,gas, rifiuti, elettricità nell’intera Regione. Devo incontrare il Presidente di Forlì-Cesena Talamonti per parlare di una questione che mi sta molto a cuore: l’acqua, argomento sentito in questo periodo da molti cittadini e consumatori. Arrivata alla stazione mi faccio indicare la strada da due signori in pensione che gentilmente mi accompagnano e, per strada, approfitto della loro compagnia per fare una piccola intervista. Cesena è in fermento in questi giorni e i due miei compagni di viaggio me lo confermano. Date le nevicate e le piogge abbondanti, la diga di Ridracoli è piena al punto che si è deciso di farla tracimare. I cittadini sono arrabbiati perché piuttosto che bere acqua miscelata preferirebbero avere in casa l’ottima acqua del bacino. Per bere quell’acqua – che arriva pura a Cesenatico – uno di loro mi racconta di andare a rifornirsi con delle taniche alle fontane della cittadina di mare che dista una ventina di minuti da qui. E poi i prezzi, le tariffe sono tra le più care d’Italia, si lamentano.

Arrivo negli uffici di Hera e mi accoglie Paola, Responsabile dei rapporti con gli enti locali e le associazioni dei consumatori e mi introduce direttamente al Presidente.

Presidente, i consumatori si lamentano delle tariffe dell’acqua a Forlì-Cesena (tra le più care d’Italia) e della qualità dell’acqua che è diversa da Comune a Comune.

Le contestazioni fatte più spesso alla nostra azienda sono queste:bollette elevate e acqua miscelata. Sono entrambe accuse prive di fondamento. Soprattutto adesso, dal 1° gennaio 2009 infatti Hera ha ricevuto l’incarico da ATO di occuparsi solo della distribuzione dell’acqua e della raccolta e depurazione delle acque reflue. Questo diventa il nocciolo del servizio idrico integrato. In più Hera si occuperà della captazione e depurazione dell’acqua del sottosuolo. Dal 1° gennaio si ha dunque un’azienda che possiede le fonti (Romagna Acque di intera proprietà dei Comuni) e un’azienda che distribuisce l’acqua (Hera, pro-tempore. Noi siamo dunque solo i veicolatori dell’acqua. Cesserà finalmente la contesa che ci vede tirati in ballo sulla provenienza dell’acqua che riceveremo in punti di consegna prestabiliti alla quantità prestabilita dai Comuni. Noi ci occuperemo solo del trasferimento dell’acqua all’utente. Romagna Acque sarà il vostro nuovo interlocutore. Per quanto riguarda le tariffe, queste non le decide Hera ma ATO.

Mi scusi, ma ATO decide le tariffe sulla base di cosa?

Innanzitutto sulla base del servizio che deve essere remunerato (non lo era fino a 2-3 anni fa).Non si paga l’acqua – che è un bene pubblico – ma le spese del servizio che vanno rendicontate e controllate da ATO. A ciò si aggiunge la quota parte di ammortamento degli investimenti chiesti sulla rete per opere di bonifica e di estensione.

Quel che chiedo è: come fa ATO a decidere come remunerare il servizio? Sarà Hera a dire quantocosta il servizio ad ATO.

Hera rendiconta le spese sostenute ad ATO che verifica, controlla.
Se poi non vuol credere che ATO controlli è un altro discorso, ma questo è il suo compito, verificare quanto rendicontiamo. Hera fa una rendicontazione seria e veritiera e ATO controlla.

Torniamo alle tariffe. Le due componenti delle tariffe sono dunque:1)il costo del servizio2)il costo degli investimenti

La ripartizione stessa è stabilita da ATO. Alcuni Comuni hanno deciso per tariffe agevolate, si tratta di una scelta politica in capo alle amministrazioni locali. E poi non è vero che le tariffe a Forlì e Cesena sono le più care d’Italia, in alcune città d’Italia (Milano, Firenze) si paga di più, nella nostra regione a Ravenna si paga di più. Per quanto riguarda gli investimenti Hera ha investito 70 milioni di euro negli ultimi 5 anni e nei prossimi 5 ne investirà altrettanti connessi soprattutto ai risanamenti (fognature e depurazione), investimenti che saranno rimborsati in quota parte da qui al 2023, quando scadrà l’appalto.

Cosa mi dice delle perdite che ammontano al 26%? L’anno scorso abbiamo rischiato il razionamento per la siccità, pensare che il 26% dell’acqua se ne va in perdite è un po’ irritante.

Per quanto riguarda le perdite il dato del 26% si riferisce alle perdite del Gruppo Hera. A Forlì sono solo del 18%. Bisogna poi distinguere tra perdite amministrative e fisiche. Le reali ammontano al 15% che è giudicato il massimo che in Italia si può sperare di raggiungere considerato che la media delle perdite è del 40%.

E delle tubature in cemento amianto? In due anni sono state ridotte solo di due punti percentuali

Le tubature in cemento amianto, quelle le abbiamo ereditate dai Comuni che hanno scelto il cemento amianto piuttosto che altri materiali nel momento della costruzione delle tubature. Oggi ovviamente non lo si farebbe, ma via via che si rompono le sostituiamo. Consideri che le tubature sono ricoperte da uno strato di incrostazioni formatesi negli anni, incrostazioni che proteggono l’acqua nel passaggio lungo la rete. Le fibre di amianto sono pericolose se inalate. In ogni caso AUSL e ARPA ci hanno chiesto di monitorare se l’acqua presenta fibre di cemento amianto e le fibre non sono MAI state trovate. Noi riceviamo dai Comuni le indicazioni su come e dove intervenire, le priorità dei Comuni di ATO ora sono altre: dobbiamo investire prioritariamente nei risanamenti.

Ma parliamo della qualità dell’acqua. Ci piacerebbe poter rassicurare il consumatore sulla qualità dell’acqua del rubinetto anche per evitare alle famiglie – in momenti di crisi come quella attuale – di spendere soldi nell’acquisto di acqua minerale e di caraffe e sistemi filtranti che, oltre ad essere costosi, se non accuratamente puliti, possono addirittura peggiorare la qualità dell’acqua. Se si bevesse acqua del rubinetto invece della minerale i consumatori risparmierebbero circa 250 euro l’anno, dai vostri calcoli. Evitare l’acquisto di acque minerali significherebbe anche evitare tanto inquinamento derivante dai trasporti su gomma di tonnellate di bottiglie di plastica che, una volta svuotate, vanno ad aumentare il carico di rifiuti da smaltire. E’ un nonsenso, ma alimentato dalla scarsa fiducia nella bontà dell’acqua del rubinetto.

Negli ultimi tre anni l’acqua a Forlì e Cesena è molto migliorata. La riviera romagnola fino a dieci anni fa aveva un’acqua pessima, ora la sua acqua proviene al 100% da Ridracoli. Ma questo perché Cesenatico, per esempio, non ha fonti proprie utilizzabili. Dipende poi dallo stato delle reti. A Forlì, per esempio, non abbiamo un’unica rete ma un insieme di reti che sono state costruite nel tempo. In certe zone l’acqua era diversa rispetto a quella di altre, c’è una questione di conformazione del terreno, di pendenze. Abbiamo anche fatto studi dinamici sull’inversione del flusso delle acque. Da 3 anni la qualità dell’acqua di Forlì comunque è stata uniformata, abbiamo un monitoraggio completo della rete. L’acqua che entra nelle case di Forlì viene miscelata con quella della Diga a Monte Casale, poco distante dalla Diga. Poi stiamo costruendo un impianto di potabilizzazione a Cesena. Qui, rispetto a Forlì, l’acqua è più dura. Mi allunga un foglio relativo al 2008 con le percentuali di miscelazione dell’acqua mese per mese a Forlì e a Cesena.

Ma se l’acqua è buona perché non trovate il modo per comunicarlo ai cittadini?Nel vostro sito web ci sono dati di un anno fa mentre i dati sulle emissioni dell’inceneritore sono aggiornati ogni mezz’ora e sono visibili anche dallo schermo touchscreen installato in Provincia. L’acqua è per noi importante quanto l’aria ed è importante che i dati siano aggiornati e soprattutto accessibili a tutti se si vuole che i cittadini consumino in modo veramente consapevole

Noi facciamo oltre 2000 prelievi di autocontrollo annui, ma non siamo tenuti a rendere i risultati pubblici. I nostri dati peraltro non dovrebbero aver importanza per voi, i dati ufficiali sono quelli di ARPA. Se lei va a comprare la carne chiede al macellaio se è di qualità? C’è l’AUSL che controlla.

Infatti gli scandali alimentari e le contraffazioni sono all’ordine del giorno…Ma perché questa differenza, scusi, tra i dati sull’aria e quelli sull’acqua? Anche i dati sulle emissioni sono dati di autocontrollo, anche per le emissioni i dati ufficiali dovrebbero provenire da ARPA.

E’ per un discorso di responsabilità sociale. Il nostro bilancio è certificato e ha ottenuto anche l’Oscar di Bilancio Società e Grandi Imprese per il 2007.

Anche per l’acqua dovrebbe valere lo stesso principio, altrimenti sono portata a pensare che per le emissioni si sia fatta un’operazione di immagine viste le polemiche che hanno infiammato Forlì per la costruzione del terzo inceneritore.

Ma i dati sull’acqua sono costanti. A cosa servirebbero? Dovrei poi avere una persona che mi aggiorna costantemente il sito con i dati di laboratorio. Comunque non si potrebbero avere dati aggiornati giornalmente, ci vogliono almeno 5 giorni per avere i risultati delle analisi.

Io personalmente bevo acqua di rubinetto per rispettare l’ambiente, nonostante gli acquedotti siano cattivi comunicatori, Hera non  smentisce quanto si dice…

L’acqua del rubinetto è sicuramente più controllata delle acque minerali. Inoltre nelle minerali sono rilevati i parametri ma nulla si sa delle condizioni di imbottigliamento che influiscono molto sulla qualità dell’acqua, come la conservazione della stessa una volta imbottigliata.

Visto che l’acqua è un bene prezioso sarebbe bello che le amministrazioni locali, le scuole ecc. dessero il buon esempio e installassero tutti i frangigetto

Noi abbiamo regalato 144.000 kit frangigetto nel 2007 e fatto iniziative di vario genere soprattutto nelle scuole per educare le nuove generazioni al consumo responsabile. Ci sono associazioni che fanno queste cose? Certe associazioni ci contestano perché sono ideologizzate.Dicendo questo mi allunga una serie di opuscoli informativi sulle buone pratiche.

Beh sono iniziative lodevoli e apprezzabili, le associazione vorrebbero poter fare altrettanto ma non possiedono certo le risorse economiche di Hera.Poi diciamocelo,sono tutte iniziative che fanno parte di una strategia di costruzione del consenso intorno ad un’azienda che non riscuote fiducia nel territorio. Le iniziative inoltre testimoniano di uno sforzo dell’azienda ma non ci dicono nulla dell’impatto effettivo sui comportamenti quotidiani, del cambio di abitudini

Per ottenere questo ci vuole tempo e bisogna lavorare sulle nuove generazioni.

Su questo punto concordo.

L’intervista finisce qui. Mi alzo, saluto e ringrazio per l’ora e mezza che il Presidente mi ha dedicato.

Mentre scendo le scale mi ricordo improvvisamente della domanda con cui avrei voluto chiudere l’intervista, ma che mi è rimasta nella penna: Ma Lei, Presidente, beve acqua minerale o acqua del rubinetto?

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