Il Governo ottiene la fiducia. L’acqua è privatizzata

Mentre la Francia torna indietro ed  il Comune di Parigi (seguito da altri) rimunicipalizza l’acqua, noi dopo 25 anni dall’esperimento fallimentare francese la privatizziamo.

Sì perché questo è accaduto ieri in Italia.Ciò significa che i Comuni – come scrive l’associazione ambientalista Movimento Impatto Zero – “verranno obbligati a ridurre la loro quota di partecipazione nelle aziende che hanno in gestione la risorsa idrica fino a meno del 30% entro il 2015. Badate bene, ciò vale per tutti i servizi pubblici locali primari, energia, trasporti pubblici, e soprattutto la gestione dei rifiuti urbani (anche se con tempi più dilatati).

Lo spazio politico di manovra dei comuni ne verrà quindi fortemente ridimensionato, lasciando ai privati l’onere di gestire le risorse del territorio con principi che dipenderanno prevalentemente da considerazioni di carattere economico e non più dalla consapevole scelta dei cittadini di amministratori che rendono conto del loro operato agli elettori”.

“Una multinazionale non ha alcun interesse reale nel migliorare l’efficienza della rete, mentre ha forti interessi nel salvaguardare il proprio margine di impresa. Pertanto, avrà interesse che si consumi più acqua possibile (o trattare più rifiuti possibile), non certo a tappare i buchi della rete o ridurre gli sprechi, poiché sa che può sempre riversare i costi sulle tariffe dei cittadini pur di mantenere inalterati i suoi profitti”. Le associazioni dei consumatori prevedono aumenti tra il 30 e il 40% .

Intanto dalle colonne di Repubblica il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani tuona: “Ancora una volta, viene meno la collaborazione e il rispetto delle competenze regionali.Appena il decreto verrà approvato, la Regione Emilia Romagna valuterà tutti i profili costituzionali per decidere quale iniziativa assumere”. Secondo il governatore dell’Emilia Romagna, infatti, “siamo di fronte a una forzatura che non convince nel metodo. La prossima settimana assumeremo una posizione nell’ambito della Conferenza delle Regioni”.

Leggi il grido di dolore lanciato da Padre Alex Zanotelli il 12 novembre scorso in una lettera inviata al Corriere del Mezzogiorno.

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