Lettera aperta.Farmer’s market: si può fare di più
La buona notizia.A Forlì è approdato il 30 maggio il farmer’s market, termine oggi in voga per indicare il mercato del contadino. Non si tratta di una novità in senso assoluto, ma mentre nei piccoli centri il mercato del contadino ha resistito nel tempo, non è andata così nelle città dove è andato scomparendo con l’avvento dei supermercati e della Grande Distribuzione Organizzata.
Il mercato del contadino è stato però riscoperto negli ultimi anni e ne sono stati “aperti” diversi in molte cittadine dando la possibilità al consumatore di comprare direttamente dal produttore ciò di cui ha bisogno che si tratti di frutta e verdura, di vino, olio,latticini, uova, trasformati ecc. Il vantaggio? Saltare i passaggi della distribuzione, avere la certezza della provenienza dei prodotti, comprare prodotti freschi e di stagione, riscoprire le produzioni del territorio magari risparmiando, perché no?
Alla conferenza stampa di lancio dell’iniziativa a Forlì abbiamo plaudito al debutto in città del farmer’s market. Ci è parso infatti un passo avanti nella direzione della promozione di forme di consumo consapevole. Ogni sabato – dalle 7,30 alle 12,30 circa – infatti è possibile recarsi in Piazza Dante Alighieri (davanti al Vescovato) a far spesa e conoscere personalmente i produttori – di cui alcuni biologici –a cui si possono chiedere tutte le informazioni che si desidera avere.
La cattiva notizia. L’organizzazione lascia molto a desiderare.
1)Si parla di mercato in piazza e poi si trovano una decina di stand inseriti in un parcheggio. La cosa sconcertante è che Piazza Dante il lunedì è messa per intero a disposizione di pochi venditori di oggettistica e modernariato, delle macchine nemmeno l’ombra. Perché non si fa lo stesso per il farmer’s market e lo si relega in uno spazio assolutamente inadeguato?Si parla di vendita di prodotti alimentari di qualità, anche biologici, e si mette il banchetto di frutta e verdure a un metro dalle macchine che arrivano col motore acceso o ripartono scaricando i gas dei tubi di scappamento direttamente sul banchetto dei venditori.
2)Non c’e energia elettrica Dunque i produttori di formaggi, salumi o prodotti facilmente deperibili si sono dovuti arrangiare per conto loro acquistando o prendendo a noleggio generatori che inquinano e fanno rumore.
Immaginavamo onestamente qualcosa di diverso. Uno spazio accogliente dove le persone potessero incontrarsi scambiando due chiacchiere coi produttori, dove i consumatori potessero scoprire un modo nuovo di acquistare e apprezzare i prodotti del territorio, in tutta sicurezza e lontano da fonti di inquinamento.
Così purtroppo non è. L’iniziativa è lodevole, ma occorre che un minimo si investa perché le cose funzionino a dovere. E non crediamo neanche si tratti di spendere cifre da capogiro.Perché l’amministrazione comunale che promuove l’iniziativa non lo fa?
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matteo
settembre, 8th 2009 at 14:40
E’ scandaloso! Per tre ferri arrugginiti e quattro vecchi rimbambiti durante il mercato del ferro vecchio la piazza è vuota. Per le cose che ci mangiamo e le famiglie che il sabato frequentano il mercato con i bambini offrono invece pm10 a go go . Se questo è rinnovamento. Se questa è la nuova sensibilità della giunta è proprio il caso di dire stiamo freschi.
anna
settembre, 9th 2009 at 11:22
Non è nostra abitudine offendere le persone gratuitamente, gradiremmo pertanto che anche chi lascia commenti ai nostri post se ne astenga. Non vogliamo cancellare il “mercato del ferrovecchio” ma vogliamo che sia riconosciuto lo stesso trattamento ai venditori di generi agroalimentari. Ciò a tutela dei consumatori.E’ un assurdo
comprare frutta e verdura anche biologica tra le macchine. Si tratta di usare semplicemente un pò di buon senso quando si avviano certe iniziative..