Un altro duro colpo al pellet
E pensare che in 5 anni i consumi erano aumentati del 500%….
Mentre è ancora in corso l’indagine sul pellet radioattivo importato dalla Lituania e distribuito anche nella nostra regione (e provincia), un’altra brutta storia investe gli eco-combustibili.Questa volta si tratta di sospetto traffico e gestione illecita dei rifiuti di una ditta di Treviso (La Ti Esse srl) che è tra i maggiori produttori italiani di pellet il cui titolare è, tra l’altro, il presidente di Assopellet.
L’accusa è aver utilizzato per la produzione dei cilindretti combustibili invece che il legno vergine prescritto dalla legge (segatura di legno non trattato recuperato dalle segherie), scarti provenienti da mobilifici della regione. La legge vieta tale pratica a tutela della salute del consumatore visto che, insieme al legno, nel pellet andrebbero in questo caso a finire colle, solventi e vernici che a bruciarli risulterebbero nocivi.Ora l’azienda nega le accuse ma i Carabinieri sono certi delle prove di cui sono in possesso.
Intendiamoci, non si vuole penalizzare il settore diffondendo queste informazioni anche perchè il pellet, se prodotto correttamente, ha notevoli vantaggi che i consumatori stanno scoprendo negli anni: fa risparmiare, non aggrava l’effetto serra, è pratico e scalda di più.700 mila sono, secondo le stime di Salvagente, le stufe a pellet vendute in Italia alla fine del 2008.
Si vuole però avvisare i consumatori che in giro può esserci pellet potenzialmente pericoloso.E che comprare pellet italiano non è di per sé garanzia di acquistare un prodotto sicuro.
La Procura ha convalidato la richiesta di sequestro e l’azienda italiana incriminata è ferma. Per quanto riguarda il pellet già immesso sul mercato “eventuali ritiri saranno decisi dalle autorità sanitarie o dalla ditta stessa” spiega il titolare dell’inchiesta Comandante Prettegiani.
Ma per comprare pellet sicuro cosa deve fare il consumatore? Il marchio Pellet Gold dovrebbe garantire, almeno sulla carta, la qualità del prodotto se non altro perché chi chiede l’attribuzione del marchio è sottoposto a controlli periodici casuali e a sorpresa. I campioni poi vengono analizzati da un laboratorio certificato Sincert. I risultati sono trasmessi ad un comitato tecnico, quindi ad uno di attestazione in cui sono rappresentati vari soggetti: Legambiente, Adiconsum, Università di Padova, ARSIA-Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo forestale della Toscana, il CNA e Aiel, Associazione Italiana per le Energie Agroforestali.
La cosa però che fa veramente indignare è la speculazione da parte di aziende senza scrupoli che cavalcano quello che per loro è essenzialmente un business: l’ ecologico.E l’assenza di controlli che in Italia permette a queste aziende di prosperare ai danni della salute di quei consumatori che si preoccupano dell’ambiente. Come si dice, ancora una volta, felici e “gabbati”.
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