Prezzi ortofrutta: è speculazione?
Il timore è che accada ciò che è accaduto per la pasta un anno fa: il prezzo del grano scendeva e quello della pasta aumentava.
Da un interessante indagine di Altroconsumo svolta a livello nazionale (utilizzando i prezzi Ismea e quelli del Garante per la sorveglianza dei prezzi) emerge che i prezzi di frutta e verdura in negozi e supermercati aumentano indipendentemente dalla stagionalità dei prodotti. L’indagine ha preso in esame alcuni prodotti tra cui kiwi, cavolfiori, lattuga, patate.
Ebbene dalla ricerca risulta che il prezzo pagato al produttore di kiwi è molto basso in ottobre, quando inizia la stagione, ma nello stesso mese si registra il picco di aumento all’ingrosso e sugli scaffali.Un altro esempio di grave anomalia: i cavolfiori, più economici d’inverno, hanno registrato nel febbraio 2009 un’impennata dei prezzi arrivati a sfiorare i livelli dell’estate 2008.Ancora: la lattuga tra gennaio e febbraio di quest’anno ha subìto un aumento di prezzo inspiegabile, mai registrato negli stessi mesi del 2007 e del 2008. La stagione dunque non c’entra.E le patate? Il prezzo pagato ai produttori è calato negli ultimi due anni di 16 centesimi, ma di questi ben 14 sono rimasti in tasca ai grossisti e negozianti: la diminuzione al dettaglio è stata di soli 2 centesimi al kg.A fronte cioè di una riduzione del prezzo di partenza del 41% si è avuta una riduzione in negozio del 2%.
Cosa sta succedendo? Si tratta di anomalie tipiche dei mercati con gravi distorsioni della concorrenza e con inefficienze nella filiera.
Se concorrenza vera ci fosse infatti i grossisti dovrebbero approfittare dei prezzi bassi all’origine per attirare nuovi clienti con offerte migliori.
Cosa devono fare i consumatori per difendersi da questi aumenti ingiustificati dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli? Organizzarsi, preferire i prodotti di stagione ma acquistarli direttamente dal produttore o attraverso i gruppi di acquisto solidale che si stanno espandendo sempre più in Italia, saltando dunque i passaggi intermedi.
Ciò consente, tra l’altro, di pagare un giusto prezzo ai produttori che altrimenti sono presi per la gola da chi acquista all’ingrosso per poi rivendere al negoziante che vende al dettaglio.
Per questo MC è favorevole all’esperimento condotto a Forlì con l’apertura del farmer’s market il sabato mattina, a patto però che sia organizzato in modo da essere realmente fruibile.
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matteo
giugno, 4th 2009 at 16:21
è necessario sempre più frequentare le fattorie, le aziende produttrici e comprare prodotti di stagione. Quello che però è ancora più necessario è formare i bambini e i giovani, tutti i bambini e tutti i giovani. Permettere loro di tornare a conoscere stagionalità dei prodotti, tipicità dei luoghi, sana alimentazione. Forse sarebbe necessario costringere i supermercati a segnalare i prodotti di stagione, ci sono timidi segnali (ad esempio nelle coop) di evidenziazione dei prodotti locali. Apriamoci anche verso luoghi più “popolari” e meno elitari, diffondiamo una cultura dello stare in salute ovunque non solo tra gas o qualche circolo di amici colti. Lo stare bene è un diritto/dovere universale e democratico.