Caro-spesa in Romagna? La replica della Confesercenti Forlì
In Romagna la spesa più cara d’Italia? Confesercenti Forlì proprio non ci sta. “Quello che non ti aspetti, da un giornale come il Sole 24 ore” ha detto l’Associazione per voce del suo direttore, Giancarlo Corzani. “Il Sole spara titoli ad effetto, come che a Napoli le famiglie spendono mille euro in meno che a Rimini o Ferrara. Più cari di Milano, Roma o Firenze. Qualcosa non quadra. Quello del giornale economico è un colpo basso e gratuito alla rete distributiva romagnola”.”C’è qualcosa che non quadra – dice Confesercenti Forlì – Nella pagina web dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, rapidamente si trovano le rilevazioni riferite a Forlì per il mese di Marzo.
Per ogni prodotto, appaiono, prezzo minimo, prezzo medio e prezzo massimo. Fin dalla prima analisi si capisce che qualcosa non quadra, poiché non è rilevato il prezzo praticato per 1 chilo di pane ad 1 euro, su cui le principali catene di distribuzione hanno costruito castelli di pubblicità, mentre si evidenzia che il prezzo minimo rilevato a Forlì per un chilo di pane, è 2 euro e 80″.”Per fare chiarezza – continua l’associazione – l’informatica aiuta. Con la collaborazione del capo negozio di un supermercato del CONAD, associato Confesercenti, è possibile ottenere dei 20 prodotti del paniere, i prezzi praticati al minimo, medio e massimo, più venduti, così come prescrive l’Osservatorio e che fedelmente può fornire solo il computer. Si ottengono in pochi minuti, e a questo punto occorre solo ripetere ciò che hanno fatto i redattori del Sole 24 ore, cioè prendere il prezzo medio e moltiplicarlo per le quantità di consumi attribuiti alla famiglia media, così come loro hanno fatto per determinare i 3.750 euro di costo annuale per una famiglia forlivese”.
“Calcolatrice con rotolo, conteggio veloce. Risultato: costo del paniere, rilevato il 5 Maggio al Conad Ravaldino , euro 3.260,35. Con questi costi Forlì di botto scenderebbe al 47° posto, dopo Firenze e appena prima di Palermo”.”Ma non basta. Leggendo con attenzione il sito dell’Osservatorio Prezzi e tariffe del Ministero dello sviluppo economico, nella chiosa finale che accompagna tutte le rilevazioni fatte nelle provincie italiane, compare testualmente: ‘Ciò significa che sia i prezzi medi, sia i prezzi minimi e massimi riportati nella tabella si riferiscono a prodotti il cui prezzo viene rilevato in quanto gli stessi risultano come i più venduti in almeno un punto di vendita. Ciò spiega le differenze a volte rilevanti che si possono osservare nei prezzi, sia medi sia minimi e massimi, tra una città e un’altra, ma anche tra un mese e l’altro, con riferimento alla stessa città, in quanto le quotazioni possono riferirsi a diverse combinazioni di varietà, marca e confezione.Le ragioni ora esposte sconsigliano, quindi, l’utilizzazione dei dati sui livelli dei prezzi per confronti territoriali e intertemporali’.”
“Ma allora i titoli, le comparazioni, la Romagna più cara? – si chiede Corzani – Tenuto conto che oltre il 25% della spesa alimentare viene effettuata acquistando i prodotti in offerta, il costo famiglia è ancora più basso. Quindi si è trattato di un colpo basso, questo sì, assolutamente gratuito per la rete distributiva romagnola, partito dalla prima pagina della ex Bibbia del sano capitalismo italiano”.
Fonte: Romagnaoggi, 8.05.09
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