Febbre suina. Problema sanitario, non alimentare

Il 28 aprile è stato  convocato d’urgenza a Forlì l’ Osservatorio provinciale per la sicurezza alimentare per parlare della febbre messicana che può mettere seriamente a rischio – senza una adeguata informazione – il comparto  degli allevamenti suini che nella provincia di Forlì-Cesena conta circa 60 imprese con 140 mila capi per  un indotto  complessivo di 40 milioni di euro.

L’Osservatorio ha concluso che non ci sono pericoli perchè il virus non si trasmette mangiando carne di maiale cotta o insaccati, ma da uomo a uomo.Non si tratta pertanto di un problema di sicurezza alimentare ma sanitaria.

E’ probabile che i provvedimenti più rilevanti, nel  nostro territorio, riguarderanno i voli internazionali dell’Aeroporto Ridolfi e non gli allevamenti suinicoli. L’Ausl di Forlì,dal canto suo, è pronta ad attuare il protocollo di prevenzione per far fronte al problema.

Movimento Consumatori  chiede tuttavia che anche la carne suina, come quella bovina, abbia un’etichettatura che consenta al consumatore  la cosidetta rintracciabilità del prodotto.

Essa, a differenza della tracciabilità (che rende possibile conoscere il processo produttivo di un prodotto alimentare) consente di risalire dal prodotto finito alla sua origine.

La rintracciabilità è importantissima per la sicurezza, per poter, in caso di allarme, arrivare subito a bloccare la fonte del danno e viene applicata da tutti i Paesi europei tramite i documenti di trasporto e i lotti di produzione (che compaiono anche obbligatoriamente su tutte le etichette).

La tracciabilità è invece importante per  far conoscere al consumatore l’origine della materia prima impiegata e, di conseguenza, fare scelte consapevoli.

Non è tuttavia ancora obbligatoria l’etichetta di origine per le carni suine.Occorre quanto prima ovviare a tale carenza.

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