Rivedere i limiti di esposizione alle radiazioni elettromagnetiche

Angelo Gino Levis è professore ordinario di Mutagenesi ambientale all’Università di Padova, membro del comitato scientifico di vari centri di ricerca di tossicologia e cancerogenesi ambientale e della rivista inglese “International Journal of Environment and Pollution”.E’ inoltre co-fondatore dell’associazione A. P. P. L. E., Associazione Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog. In una intervista rilasciata ad un settimanale specializzato sostiene, senza andare per il sottile, che “esistono due tipi di ricerche sui disturbi e le patologie causate dall’emissione di onde elettromagnetiche: una libera e una schiava delle lobbies”.

Il professore denuncia il coinvolgimento delle industrie di telefonini e di energia elettrica nel finanziamento e, a volte, addirittura nella manipolazione degli studi di alcuni istituti di ricerca internazionali.

In una relazione su “Conflitti di interesse nella ricerca su cancro e ambiente” presentata nel corso di una conferenza tenutasi presso l’Istituto Superiore di Sanità, il professore ha evidenziato che su 802 articoli dedicati agli effetti a breve e a lungo termine dei campi elettromagnetici e pubblicati su riviste specialistiche il 39% riporta risultati negativi (nessun effetto) e per il 95% sono finanziati da enti privati o non indicano alcuna fonte di finanziamento; il 95% degli articoli pubblicati finanziati da enti pubblici porta invece la percentuale al 61%.

A tali gravi affermazioni controbatte Guglielmo D’Inzeo, professore ordinario di Interazione bioelettromagnetica presso l’Università la Sapienza di Roma e membro del comitato internazionale di esperti che collabora con l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, sostenendo che per quanto riguarda gli studi sull’argomento “non si può negare che, in alcuni casi, ci siano contributi provenienti da produttori di telefonini e dalle associazioni degli operatori mobili, ma questo perché devono farsi carico della salute dei propri clienti”.

Inutile dire che la risposta ci convince poco.

Il limite delle emissioni ammesse – secondo il professore – è sufficiente a proteggere la salute pubblica ma il professore D’Inzeo, nel sostenere ciò, fa riferimento a studi datati.

Levis invece sostiene l’urgenza di seri provvedimenti cautelativi nei confronti della esposizione ai Cem (campi elettro-magnetici) basata sulla conoscenza approfondita della migliore letteratura scientifica sull’argomento, supportata negli ultimi due anni dalle prese di posizione di autorevoli scienziati e di organizzazioni nazionali e internazionali.

Secondo Levis occorre premere sul Parlamento europeo perché riveda i limiti di esposizione ai Cem attualmente in vigore per la popolazione, per i lavoratori e per i soggetti più sensibili i quali possono manifestare disturbi quali mal di testa, prurito, arrossamento della pelle in concomitanza con l’esposizione alla fonte di radiazione elettromagnetica.

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