Parliamo ancora di acqua. E’ la volta di ARPA
Su indicazione del Presidente di Hera Forlì-Cesena, andiamo a chiedere i dati sull’acqua potabile ad ARPA. Sono quelli i dati ufficiali, ci ha detto Talamonti. Non ce lo facciamo ripetere due volte. Dopo 15 giorni siamo dal Direttore di ARPA Forlì-Cesena a chiedere lumi.
Dottor Scarponi, perché nel sito di ARPA ci sono molte informazioni sulla qualità dell’aria che respiriamo e nulla sulla qualità dell’acqua che beviamo?
I dati c’erano, se ora non ci sono li ripristineremo.Ma il sito web dà informazioni ad una minoranza di cittadini.
E’ una questione di trasparenza, in ogni caso il sito web dà informazioni ad una parte sempre più estesa della popolazione, a chi non usa Internet – -penso agli anziani – l’informazione la possono dare le Associazioni dei consumatori che li incontrano quasi quotidianamente, ma se neanche noi possiamo accedere ai dati…
Questa mancanza di dati sull’acqua – né Hera né ARPA li mettono a disposizione – unita a ciò che è successo questo autunno riguardo al CVM è veramente inquietante.
I dati li ripristineremo.
Quanto al CVM (cloruro di vinile) anch’io mi sono preoccupato molto quando si è scoperto l’inquinamento di una falda a Forlì, il CVM come si sa, è cancerogeno.
Non le posso fornire dati perché è tutto coperto da segreto istruttorio. E’ in corso un’indagine della polizia giudiziaria per capire di chi è la responsabilità. Posso però dirle che il CVM è stato trovato in una zona circoscritta, in una falda che si trova a circa 30 metri di profondità, la falda da cui si attinge acqua per usi domestici si trova a circa 70 metri. Abbiamo verificato se c’é rischio di percolazione, ma non risulta.
Noi per primi dunque ci siamo preoccupati e abbiamo anche fatto alcune ipotesi che sono al vaglio della polizia. Guardi, le leggi italiane in materia ambientale sono molto restrittive, le basti sapere che tutte le violazioni sono da codice penale, non sono previste sanzioni amministrative
Il problema in Italia non è l’assenza di leggi, ma di controlli purtroppo…
Questa scarsa fiducia nell’acqua del rubinetto spinge un numero sempre maggiore di consumatori ad acquistare sistemi filtranti, caraffe. In questi tempi di crisi è una spesa che si può evitare? Se sì, perché non lo diciamo ai consumatori? E le acque minerali, ha senso che si comprino?
I sistemi filtranti (impianti domestici, caraffe) sono inutili, anzi dannosi. Dopo appena un giorno nei filtri possono annidarsi batteri che vanno a finire direttamente nel nostro bicchiere. Quanto alle acque minerali, il problema maggiore è la plastica delle bottiglie che ha sempre un rilascio. Il vetro sarebbe l’imballaggio più sicuro, se proprio si vuol acquistare acqua minerale.
La nostra acqua sa di cloro, è dura, ma è sicura. Meglio bere un po’ di cloro che i batteri che si annidano nei filtri casalinghi. L’acqua di Forlì è comunque migliorata da quando sono stati chiusi i pozzi. Quanto alla durezza (per durezza si intende la presenza di sali di calcio e di magnesio) è entro l’intervallo consigliato dalla legge (15-50°F).
L’acqua migliore, bisogna saperlo, non è quella totalmente priva di calcio, magnesio, sali minerali in genere. Anzi si tratta di sostanze importanti per il nostro organismo. Occorre che ci siano.
Si comprano acque minerali pensando che siano migliori per il nostro organismo in quanto povere di sali minerali, poi magari si spendono soldi per gli integratori…
Anche questa è una spesa inutile.
In Romagna, come in tutte le zone a vocazione agricola, c’é il problema dei nitrati che derivano da fertilizzanti usati in agricoltura, liquami degli allevamenti animali,perdite da impianti fognari. Come consumatori abbiamo il diritto di essere a conoscenza di che percentuale di nitrati si trova nell’acqua che beviamo.
Certo, ma le percentuali sono nei limiti previsti dalla legge
Perché, dottor Scarponi, ci sono ancora tubature in cemento amianto da noi?
Il cemento amianto a suo tempo è stato una grande invenzione, costava poco ed era molto resistente. Dunque è stato molto utilizzato in passato per la realizzazione di lastre di copertura, tubi, cisterne, coibentazioni termiche e acustiche. Non si sapeva ovviamente che era pericoloso e comunque lo è se danneggiato e le fibre vengono inalate. Nell’acqua non c’é questo problema, c’è piuttosto un problema di sicurezza dei lavoratori quando vanno ad intervenire sulle tubature rotte. Devono proteggersi in modo adeguato. E ‘ bene andare gradualmente verso una loro sostituzione per questo motivo, ma non c’è alcun pericolo per chi utilizza l’acqua che attraversa quelle tubature.
Sia Talamonti che Scarponi hanno cercato di rassicurarci sulla bontà della nostra acqua.
Attendiamo ora che i dati relativi all’acqua che entra nelle nostre case e che paghiamo (profumatamente) appaiano nel sito di ARPA e siano accessibili ai consumatori.
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stefano angeli
febbraio, 26th 2009 at 02:16
Al momento l’Arpa è l’unico baluardo di informazione sulla reale qualità dell’acqua che abbiamo, anche se purtroppo non rende pubbliche le sue analisi. A Cesena comunque siamo riusciti dopo anni di lotte ad ottenere di avere regolarmente i certificati delle analisi, almeno come consiglieri comunali.
Osservo però come il dott. Scarponi faccia riferimento alla qualità dell’acqua di Forlì, ma ometta di parlare di quella di Cesena, nettamente inferiore.
La Durezza è certo un problema, e a Cesena i livelli riportati dalle analisi dell’Arpa sono spesso superiori al limite di 50° F a cui il dott. Scarponi accenna, ma c’è anche un altro problema serio.
Nulla dice infatti il dott. Scarponi del contenuto in Nitrati dell’acqua delle nostre falde.
I Nitrati sono sostanze indesiderate provenienti da inquinamento da fertilizzanti o scarichi fognari che possono essere nocive alla salute.
Anche qui a Cesena si sono registrate molte volte concentrazioni alte, anche molto vicine ai limiti massimi di legge.
L’acqua di Forlì Cesena, in molto periodi dell’anno ha percentuali elevate di acqua di provenienza dai vecchi pozzi di falda anzichè provenire da Ridracoli e questo spiega la cattiva qualità della medesima, che però è sempre una delle acque più care d’Italia.